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"Attività di traino e spinta di carichi su ruote: analisi sperimentale sull'effetto della variazione di velocità di moto" di L. Botti, F. Galizia, C. Mora e G. Zecchi

Pubblichiamo l'approfondimento "Attività di traino e spinta di carichi su ruote: analisi sperimentale sull'effetto della variazione di velocità di moto sulle forze iniziali e di mantenimento" a cura di Lucia Botti, Francesco Gabriele Galizia, Cristina Mora e Giorgio Zecchi.

"Attività di traino e spinta di carichi su ruote: analisi sperimentale sull'effetto della variazione di velocità di moto sulle forze iniziali e di mantenimento"

Nel caso di attività lavorative che comportano operazioni di movimentazione manuale dei carichi per traino o spinta, la valutazione dei rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico viene normalmente effettuata utilizzando la serie della norma ISO 11228 e facendo riferimento ai valori limite indicati da Snook & Ciriello.
Tuttavia, se si considera che questi valori limite sono stati ottenuti con velocità di trasporto molto lente (marcia lenta), in molti casi l’esito della valutazione e il confronto con i limiti di riferimento viene, di fatto, inficiato dalle effettive modalità di lavoro presenti nell’azienda in esame e che, sempre più frequentemente, prevedono ritmi e velocità operative più elevate.

L’esame di centinaia di documenti di valutazione dei rischi che hanno affrontato questi aspetti specifici, effettuato dagli operatori del Servizio PSAL dell’Azienda USL di Reggio Emilia, ha messo in evidenza questa sostanziale contraddizione. Infatti, mentre nella quasi totalità dei documenti questo rischio è considerato minimo o assente (rare sono le indicazioni di rischio presente), i lavoratori evidenziano frequentemente disagi, affaticamenti e disturbi correlabili a queste attività.

Sulla base di queste osservazioni il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Bologna, in collaborazione con l’AUSL di Reggio Emilia, ha avviato uno studio sperimentale per verificare l’effetto della velocità di traino o spinta sulla forza reale che deve essere applicata e, quindi, sull’effettivo sovraccarico biomeccanico dei lavoratori impegnati in queste attività.

I risultati di questo importante e significativo studio sono riportati nell’articolo che presentiamo in anteprima.