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"Nanomateriali: un rischio misconosciuto" di Giuseppina Paolantonio

Pubblichiamo l'approfondimento "Nanomateriali: un rischio misconosciuto" di Giuseppina Paolantonio. L'articolo è disponibile, in via eccezionale, anche ai non abbonati.

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Nanomateriali: un rischio misconosciuto

Definizioni introduttive

Secondo la raccomandazione della Commissione Europea del 18 ottobre 2011, per “nanomateriale” si intende «un materiale naturale, derivato o fabbricato contenente particelle allo stato libero, aggregato o agglomerato, e in cui, per almeno il 50% delle particelle nella distribuzione dimensionale numerica, una o più dimensioni esterne siano comprese tra 1 nm e 100 nm. In casi specifici, e laddove le preoccupazioni per l’ambiente, la salute, la sicurezza e la competitività lo giustifichino, la soglia del 50% della distribuzione dimensionale numerica può essere sostituita da una soglia compresa tra l'1% e il 50%. […]».

Questa caratteristica dimensionale origina specifiche proprietà chimico-fisiche che possono differire da quelle della sostanza madre o, in generale, di particelle di maggiori dimensioni e ciò conferisce a questi materiali ingegnerizzati caratteristiche di notevole interesse applicativo. Infatti, la manipolazione della materia su scala nanometrica influenza direttamente le proprietà dei materiali, ad esempio rendendoli più duri o più leggeri o più durevoli; talvolta è proprio il solo fatto di “rimpicciolire” la materia a cambiarne le proprietà: una sostanza chimica quando viene rielaborata su scala nanometrica può, ad esempio, assumere un nuovo colore o diventare trasparente (è il caso del rame in forma nanometrica), iniziare a condurre elettricità (come il silicio); o ancora, le nanoparticelle tendono ad essere chimicamente più reattive delle loro controparti di dimensioni normali, perché hanno una maggiore superficie specifica. In altri casi, la nanotecnologia modifica radicalmente la struttura interna dei composti su scala macroscopica: ad esempio gli atomi di carbonio puro, che in natura sono aggregati essenzialmente nelle due forme di diamante e di grafite, possono essere disposti tramite le nanotecnologie in strutture precise realizzando una nuova forma del carbonio – chiamata “nanotubi” – fino a 30 volte più resistente dell’acciaio, ma con solo 1/6 del suo peso.

Molti materiali contenenti nanoparticelle ingegnerizzate sono ampiamente disponibili sul mercato europeo, mentre ancora non ben definiti sono i rischi verso la salute in ambito occupazionale e ambientale correlati alla loro produzione ed all’utilizzo. Gli stessi elementi per cui le nanoforme delle sostanze chimiche risultano così interessanti e versatili inducono considerevoli preoccupazioni sugli effetti potenziali per la salute o l’ambiente: le diverse dimensioni e proprietà chimico-fisiche di queste molecole manipolate generano potenziali modifiche ancora non del tutto caratterizzate sulla loro biodisponibilità e tossicità.

Fattori di pericolosità specifica delle nanoforme
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L'articolo completo di Giuseppina Paolantonio è disponibile al link sottostante.