Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

 > news in dettaglio

"Nuovi scenari sul controllo a distanza dei lavoratori: smart working e wearable nel rapporto tra impresa e lavoratore" di Fabrizio Salmi

Pubblichiamo l'approfondimento "Nuovi scenari sul controllo a distanza dei lavoratori: smart working e wearable nel rapporto tra impresa e lavoratore" dell’Avv. Fabrizio Salmi.

Devolvi il tuo 5 x mille ad Associazione Ambiente e Lavoro Internazionale ONLUS
Nuovi scenari sul controllo a distanza dei lavoratori: smart working e wearable nel rapporto tra impresa e lavoratore

Il termine “Smart Working “ è diventato ormai di uso comune e sempre più aziende hanno fatto propria questa modalità di lavoro flessibile che da una parte permette un ccrescimento della produttività del lavoratore e dall’altra consente una migliore gestione del tempo e della qualità di vita lavorativa.
Lo Smart Working, come precisato dalla Legge 81/2017, ha lo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ciò avviene anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro e con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.

La prestazione lavorativa viene dunque eseguita in parte all’interno di locali aziendali e, in parte, all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.
Questa modalità di lavoro implica che il lavoratore sia portato a condividere, in maniera più o meno consapevole, una massiccia quantità di dati personali che lo riguardano attraverso l’utilizzo dei dispositivi elettronici che possono essere messi a disposizione dall’azienda, o essere di proprietà personale del lavoratore, ma utilizzati per rendere la prestazione lavorativa, il c.d. BYOD (Bring your own device).

L'articolo completo di Fabrizio Salmi è disponibile al link sottostante.