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Il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente presenta il rapporto "Healthy Planet, Healthy People"

Il sesto rapporto Global Environment Outlook "Healthy Planet, Healthy People", realizzato dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, presenta una valutazione esaustiva e rigorosa sullo stato dell’ambiente e sottolinea lo stretto rapporto che corre tra lo stato di salute del pianeta e quello della popolazione.

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Il degrado ambientale del pianeta proseguirà a passo di marcia minacciando sempre più la salute delle popolazioni e i Sustainable Development Goals e tutti gli obiettivi posti da accordi ambientali, come quello di Parigi, non potranno essere raggiunti, a meno che non si passi subito all’azione.

Il Global Environment Outlook, che rappresenta la valutazione più esaustiva e rigorosa sullo stato dell’ambiente completata dall’ONU negli ultimi cinque anni, pubblicata in occasione della quarta assemblea Ambientale delle Nazioni Unite di Nairobi, è intitolato proprio “Healthy Planet, Healthy People”, per sottolineare lo stretto rapporto che corre tra lo stato di salute del pianeta e quello della popolazione.

Il rapporto, prodotto da 250 scienziati ed esperti provenienti da oltre 70 paesi, afferma che se non si aumentano drasticamente le misure di protezione ambientale, città e regioni in Asia, Medio Oriente e Africa potrebbero conoscere milioni di decessi prematuri entro la metà del secolo. Inoltre, avverte il report, a causa degli inquinanti presenti nei nostri sistemi di acqua dolce la resistenza anti-microbica diventerà una delle principali cause di morte entro il 2050 e i perturbatori endocrini avranno un impatto sulla fertilità maschile e femminile, così come sullo sviluppo dei bambini.

Il rapporto sottolinea che la comunità internazionale ha le conoscenze scientifiche, la tecnologia e le risorse finanziarie per imboccare un percorso di sviluppo sostenibile, ma che manca un sostegno sufficiente da parte dei leader economici e politici che continuano acora ad aderire a modelli obsoleti di produzione e sviluppo.
Investimenti verdi pari al 2% del PIL dei paesi del mondo potrebbero assicurare una crescita a lungo termine tanto elevata come quella prevista attualmente, ma con un minor impatto sui cambiamenti climatici, sulla scarsità d’acqua e sulla perdita degli ecosistemi.

Per imboccare una strada virtuosa, il rapporto consiglia l’adozione di diete a basso contenuto di carne e la riduzione degli sprechi alimentari nei paesi sviluppati e in via di sviluppo per evitare l’aumento della produzione alimentare del 50% per nutrire i 9-10 miliardi di abitanti del pianeta previsti per il 2050. Attualmente il 33% degli alimenti commestibili vengono sprecati e il 56% dei rifiuti è prodotto nei paesi industrializzati.

Anche se l’urbanizzazione sta procedendo a ritmo sempre più elevato nel mondo (nel 2050 il 66% della popolazione vivrà nelle città), il rapporto afferma che essa può essere un’opportunità per aumentare il benessere dei cittadini riducendo al contempo l’impatto ambientale attraverso una migliore governance, la pianificazione dell’uso del territorio e l’infrastruttura verde. Inoltre, gli investimenti strategici nelle aree rurali ridurrebbero i flussi migratori.

Il rapporto chiede misure per limitare la quantità degli 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici che si riversano negli oceani. Anche se il problema ha ricevuto maggiore attenzione negli ultimi anni, non esiste ancora un accordo globale per affrontare i rifiuti marini. Gli scienziati notano progressi nella raccolta di statistiche ambientali, in particolare di dati geo-spaziali, e sottolineano l’enorme potenziale di far progredire le conoscenze utilizzando i big data e collaborazioni più solide per la raccolta dei dati tra partner pubblici e privati.

Gli interventi politici che riguardano interi sistemi – come energia, cibo e rifiuti – piuttosto che questioni specifiche, come l’inquinamento delle acque, possono essere molto più efficaci, secondo gli autori del rapporto. Ad esempio, un clima stabile e aria pulita sono interconnessi con le azioni di mitigazione del clima per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi che costerebbero circa 22 trilioni di dollari, ma i benefici per la salute derivanti da una riduzione dell’inquinamento atmosferico potrebbero ammontare a 54 trilioni di dollari.