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Indagine sullo stile di vita sostenibile degli Italiani

I risultati del 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile ci dicono che, nel 2020, il 38% degli italiani si dichiara appassionato al tema della sostenibilità ed un altro 34% si dice interessato.

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Sono stati pubblicati i risultati del 6° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, l'indagine annuale sull’atteggiamento degli italiani nei confronti della sostenibilità, effettuata da LifeGate in collaborazione con Eumetra MR, patrocinata dalla Commissione europea, dal Ministero dell’Ambiente e tutela del territorio, dalla Regione Lombardia, dal Comune di Milano, da Assolombarda e da Confcommercio.

Nel 2020, il 38% degli italiani si dichiara appassionato al tema della sostenibilità ed un altro 34% si dice interessato. Complessivamente, 36 milioni di italiani (su 50,6 milioni di maggiorenni) affermano di essere coinvolti da questo tema. Si tratta di una cifra quasi raddoppiata rispetto al 2015, quando erano “appena” 21 milioni.

Il 62% degli intervistati ritiene che la sostenibilità sia un tema concreto e non si tratti di un trend di moda per pochi. La questione che desta la maggiore preoccupazione nella popolazione è il cambiamento climatico, infatti, 76 italiani su 100 danno ragione agli attivisti di Fridays for Future, che ritengono il clima la prima emergenza globale, come del resto, i maggiori esponenti del World Economic Forum che nel loro World Risk Report hanno messo anch'essi il clima in cima alla lista delle minaccie che l’umanità dovrà affrontare nel prossimo decennio.

L’Ipcc (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) l’ha affermato con chiarezza, se non verranno abbattute, in tempi record, le emissioni di gas serra, già tra il 2030 e il 2052 le temperature medie globali aumenteranno di 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Le previsioni, se non ci sarà un cambiamento drastico, ipotizzano che vi sarà un aumento di 3 gradi entro la fine del secolo.

Partiamo da ciò che mangiamo. Scegliere un'alimentazione sostenibile significa, per esempio, rinunciare a prodotti confezionati e prediligere, quando più possibile, cibi biologici e a km zero .
Nel 2018, il 7,5% della superficie agricola europea era certificata o in conversione. Arrivare al 20% equivarrebbe a tagliare quasi 100 milioni di tonnellate di CO2, pari alle emissioni annuali dell’Austria.
Su questo aspetto, il nostro Paese è una punta di diamante, con una superficie coltivata a biologico di quasi 2 milioni di ettari, equivalenti all’estensione della Puglia. Per ogni ettaro bio si risparmia il 58% delle emissioni; per ogni chilogrammo di raccolto, il 60%.
Per evitare tutto questo è necessario che ciascuno di noi adotti uno stile di vita più sostenibile, attuando una serie di scelte e azioni quotidiane in grado di ridurre le emissioni in atmosfera ed il conseguente aumento della temperatura del Pianeta.

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, il 21% dei nostri connazionali consuma alimenti bio e il 44% si dichiara disposto a spendere qualche euro in più pur di metterli nel carrello o di ordinarli al ristorante. Stesso discorso per frutta, verdura e altre pietanze a km zero: il 29% degli italiani le mangia regolarmente mentre per il 36% è giusto che abbiano un costo maggiore rispetto a quelle industriali, o non biologiche.

Scegliere con attenzione gli ingredienti della nostra alimentazione deve andare di pari passo con l'attenzione agli sprechi alimentari. Questo inizio di 2020 porta con sé una buona notizia, in Italia, i volumi dello spreco alimentare appaiono in netto calo, per la prima volta in dieci anni, con un valore complessivo che passa da 8,4 a 6,5 miliardi di euro, come rivela l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, che ci dice anche che, tra le mura domestiche, le famiglie buttano nella spazzatura una media di 4,91 euro alla settimana (l’anno scorso andava decisamente peggio con 6,6 euro a settimana, equivalenti a 600 grammi di cibo).

Fonte: ARPAT