Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

 > news in dettaglio

L’allarme clima che arriva dall'Artico

L’Artico è la regione del pianeta che si sta surriscaldando più velocemente mentre aumentano le ondate di gelo improvviso più a sud, all’origine di queste anomalie c’è il fenomeno del riscaldamento stratosferico. Se continueranno a verificarsi tali anomalie termiche nella regione artica cresceranno anche le probabilità che diventino sempre più frequenti i fenomeni meteorologici estremi.

Manuale di Primo Soccorso sula lavoro e in casa
Il gelo che ha ricoperto l’Europa a cavallo tra febbraio e marzo è conseguenza del cambiamento climatico. L’apprensione per le nevicate copiose ha in parte adombrato nell’attenzione mediatica un dato sconcertante per i climatologi: temperature anomale e in veloce aumento nell’Artico. Mentre soffiavano i venti del Burian infatti, in una delle stazioni meteorologiche più settentrionali del mondo, Cape Morris in Groenlandia, le temperature in quelle settimane sono state a volte più alte che in alcune capitali europee.

L’allarme per i climatologi è scattato in seguito alla persistenza nel tempo di questo caldo anomalo nella regione dell’Artico: a metà febbraio si sono registrati ben dieci giorni di temperature al di sopra dello zero per buona parte della giornata, cosa che non era successa neanche durante l’ultimo evento simile che si ricordi, risalente alla fine degli anni ’50. All’origine di queste anomalie c’è il fenomeno dello stratwarming, ovvero "riscaldamento stratosferico". Si tratta in sostanza di un riscaldamento anomalo della stratosfera che è riuscito a spezzare letteralmente il vortice polare (Polar Vortex) spingendo l’aria gelida contenuta nel vortice in direzione dell’Europa e dell’Italia.

La conseguenza di questa fuga di aria fredda verso le latitudini più basse è stato il richiamo di aria molto più calda sull’artico, che ha raggiunto così un’escursione termica di anche 20°C, toccando i 6°C sopra lo zero, ben oltre le medie stagionali tipiche del Polo Nord, come confermato dai dati della stazione di Cape Morris.

Sebbene l’inverno artico sia di per sé molto instabile, le anomalie registrate da novembre sono state del tutto eccezionali: il pack artico ha perso superficie, anziché acquistarne, e al polo si sono sciolti i ghiacci in quantità fuori norma. Secondo i dati del NOAA, l’estensione del ghiaccio marino in gennaio è stata la più bassa mai registrata finora.

Tutti i segnali portano a definire l’Artico come la regione del pianeta che si sta surriscaldando più velocemente, mentre aumentano ondate di gelo improvviso più a sud. Il riscaldamento della superficie artica è stata quasi il doppio della media globale degli ultimi decenni, fenomeno noto agli esperti come "amplificazione artica".
Questi eventi stanno diventando sempre più intensi, come già confermato da diverse ricerche. In uno studio condotto al dipartimento di fisica dall’Università di Toronto pubblicato su Nature nel 2015, per esempio, viene analizzata la relazione tra perdita di ghiaccio marino invernale e perturbazione del vortice polare con l’aumento di eventi di riscaldamento anomalo di questo tipo, che finora hanno fatto la loro comparsa massimo una o due volte per decennio. Una delle conseguenze della perdita di ghiaccio marino, è l’aumento della superficie di scioglimento della Groenlandia e quindi l’ulteriore innalzamento del livello marino, in un ciclo che si autoalimenta.

L’interrogativo più pressante a cui rispondere è se queste condizioni termiche anomale e persistenti portino a un indebolimento ulteriore se non a un collasso del vortice polare. Il vortice dipende infatti dalla differenza di temperatura che c’è tra le latitudini alte dell’Artico e le latitudini medie, un range che ora si sta restringendo a causa del riscaldamento polare sempre più frequente e più veloce che altrove: mentre altrove le temperature medie sono aumentate di circa 1°C, al polo si tocca un aumento medio di 3°C, con conseguente scioglimento dei ghiacci al ritmo del 13,2% per decennio, secondo i dati NASA, con temperature costantemente più elevate.
Se continueranno a verificarsi le anomalie termiche in Artico – e al momento i dati lasciano presagire che sia così – aumenterà di conseguenza la probabilità che diventino sempre più frequenti anche i fenomeni meteorologici estremi. E tutto questo a causa delle emissioni incontrollate di gas serra.