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L'inquinamento nei centri urbani e le problematiche del Diesel

L’inquinamento dell’aria è legato alle immissioni derivanti dai processi di combustione operati dai motori termici, siano essi a ciclo Otto (tipicamente a benzina ma anche a metano o a GPL) che a ciclo Diesel seppur con alcune differenze tra le due tipologie. I principali inquinanti nocivi presenti nei gas di scarico dei veicoli sono normati da standard che pongono dei limiti alla loro emissione in ambiente.

Dossier Ambiente n. 123
Quando si parla di inquinamento nei centri urbani il pensiero corre subito alle emissioni inquinanti derivanti, oltre che dagli impianti termici delle abitazioni, scuole ed uffici, anche a quelle prodotte dal traffico veicolare. Ed è su queste ultime emissioni che occorre fare chiarezza distinguendo tra emissioni nocive alla salute degli esseri umani che possono inalarle in quantitativi rilevanti (quindi che si trovano prossimi alla sorgente di emissione) e le emissioni climalteranti i cui effetti, oltre a ripercuotersi sull’intero pianeta, saranno subiti anche dalle generazioni a venire.

L’inquinamento dell’aria è legato alle immissioni derivanti dai processi di combustione operati dai motori termici, siano essi a ciclo Otto (tipicamente a benzina ma anche a metano o a GPL) che a ciclo Diesel seppur con alcune differenze tra le due tipologie.
I principali inquinanti nocivi presenti nei gas di scarico dei veicoli sono normati da standard che pongono dei limiti alla loro emissione in ambiente. Gli ossidi di azoto si formano dalla combinazione tra l’ossigeno e l’azoto presenti nell’aria ogni volta che essa viene portata a temperature al di sopra dei 1600-1800° C. Alle alte temperature l'azoto presente nell'aria si trasforma in tre composti: protossido di azoto, ossido di azoto e biossido di azoto. Ma dopo pochi istanti rimane sostanzialmente solo il biossido di azoto. Occorre tener presente che tutto ciò che brucia tende quindi a formare ossidi di azoto.

Abbiamo poi gli HC o Idrocarburi Incombusti e il monossido di carbonio che sono originati da combustione parziale. Sono tossici e cancerogeni, ma il loro quantitativo prodotto è oggi quasi nullo.
Vi sono poi le emissioni di particolato (PM10): piccoli agglomerati carboniosi che si formano per combustione incompleta all’abbassarsi della temperatura. Sono particelle di dimensione 5-10 µm (da cui PM 10) pericolose perché si depositano sugli alveoli polmonari.
Infine, la combustione di un combustibile fossile libera la CO2 che è un gas climalterante (complice del ben noto “effetto serra”).
Con i cicli di omologazione sono stati introdotti dei limiti alle emissioni inquinanti ai quali i veicoli devono sottostare per poter essere omologati e immessi sul mercato. Tali limiti cercano di evitare, o quantomeno di limitare, le emissioni nocive che sono tossiche per le persone che si trovano in prossimità dell’emettitore (nella fattispecie il motore).

Gli inquinanti si spostano e poi si disperdono nell’ambiente ed il loro contributo da un punto di vista globale è abbastanza limitato. Tipicamente il problema si pone dunque nei centri urbani dove la loro concentrazione può arrivare a soglie di pericolosità per la salute umana. Questo è il motivo per cui si opera in queste aree un monitoraggio continuo e per il quale le amministrazioni intervengono con limitazioni al traffico veicolare quando si superano determinate soglie.
Pertanto possiamo affermare che le emissioni prodotte dai veicoli hanno rilevanza consistente solo a livello locale e coinvolgono la popolazione che in qualche modo si trova ad inalare tali prodotti. Hanno invece un impatto a livello globale quasi trascurabile.

Di tutt’altra natura risulta essere il problema delle emissioni di CO2, infatti l’anidride carbonica, contribuendo all’effetto serra (e alle conseguenze che questo induce su l’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai e la modifica degli habitat naturali di piante ed animali), crea un problema “indiretto”. Gli effetti della sua immissione in atmosfera hanno infatti un impatto di tipo globale (non solo locale) e soprattutto con ripercussioni di lungo termine. Un aspetto che occorre tenere presente è che ad oggi la CO2 non è analizzata come elemento di vincolo ma è incentivata solo la riduzione della sua produzione.

Fonte: ARPAT