Questo sito utilizza i cookie, anche di terze parti, per il monitoraggio degli accessi.
Per saperne di più, conoscere i cookie utilizzati ed eventualmente disabilitarli, accedi alla pagina privacy.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

 > news in dettaglio

Linee guida per la predisposizione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee in impianti produttivi

Il report ARPAT "Linee guida per la predisposizione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee in impianti produttivi" rappresenta uno strumento operativo utile a realizzare e mettere a regime una rete di monitoraggio qualitativo delle acque sotterranee in corpi idrici a media e bassa permeabilità che per le loro caratteristiche peculiari si discostano spesso dalle normali procedure di campionamento in acquiferi produttivi.

Devolvi il tuo 5 x mille ad Associazione Ambiente e Lavoro Internazionale ONLUS
Il documento "Linee guida per la predisposizione di una rete di monitoraggio delle acque sotterranee in impianti produttivi" non ha alcuna volontà impositiva e deve essere interpretato ed utilizzato esclusivamente come documento di supporto nelle attività di caratterizzazione e certificazione dello stato di qualità sito-specifico per la matrice acque sotterranee del sottosuolo di attività produttive potenzialmente impattanti. Esso sostituisce in toto il precedente documento ARPAT del 2007.

INTRODUZIONE

L'impatto di un'attività produttiva sulle matrici suolo e sottosuolo è normalmente riflesso nella qualità delle acque sotterranee superficiali dove con questo termine, nella maggior parte dei casi, non si intende la falda utilizzata per gli emungimenti, spesso ubicata in acquiferi profondi ma le acque sotterranee presenti nell’immediato sottosuolo dell’area, in equilibrio con la pressione atmosferica. Queste acque sotterranee vanno a saturare il primo strato di terreni (falda freatica o libera) situato al di sotto della zona vadosa e sono praticamente sempre presenti anche in terreni a bassa permeabilità. In zona satura l’acqua tende a riempire la porosità della roccia dividendosi in acqua di ritenzione, praticamente immobile, e acqua gravifica, mobile a seguito di variazioni del gradiente idraulico. La determinazione del gradiente idraulico permette di definire anche la direzione di scorrimento del flusso acquifero. Dove le condizioni di circolazione delle acque (permeabilità) non permettono un flusso significativo il corpo idrico è conosciuto con il termine tecnico di “aquitardo”. La totale assenza di circolazione delle acque nel sottosuolo è un evento eccezionale, verificato solo in presenza di terreni a dominante argillosa (acquicludo) dove è assente la componente di acqua gravifica e molto bassa la capacità trasmissiva del mezzo poroso.

Eventuali punti occulti di rilascio di contaminanti nel suolo/sottosuolo rappresentano sorgenti puntuali di non facile identificazione mediante prelievo di campioni di terreno. Invece, una contaminazione nel suolo superficiale o profondo, anche se estremamente puntuale, con il tempo tenderà a trasferirsi, per lisciviazione, nelle acque sotterranee del primo livello saturo sottostante distribuendosi e allargandosi secondo le direzioni imposte dal gradiente idraulico. Se la sorgente di rilascio del contaminante è alimentata o comunque lisciviata con continuità, la contaminazione delle acque sotterranee tenderà ad allargarsi rendendo più semplice la sua identificazione mediante il campionamento da pozzi di monitoraggio ambientale. In caso di terreni a bassissima permeabilità e/o bassi gradienti idraulici il movimento del contaminante solubilizzato nelle acque sotterranee avverrà essenzialmente per diffusione in tutte le direzioni; in terreni permeabili si svilupperà invece un pennacchio di contaminazione, allungato secondo la direzione di scorrimento della falda. L’estensione del pennacchio sarà tanto più accentuata quanto maggiore è la permeabilità del terreno e il valore del gradiente idraulico.

In genere le acque freatiche si rinvengono in terreni a profondità che raramente superano i 20m e sono sempre presenti anche in litologie caratterizzate da medio-basse permeabilità (aquitardi). Una rete di monitoraggio efficiente e ben progettata permette l’identificazione dei rilasci accidentali occulti di contaminanti nel sottosuolo prevenendo nel tempo l’instaurarsi di contaminazioni diffuse difficilmente rimediabili. Il monitoraggio periodico qualitativo di questa matrice rende quindi possibile e particolarmente efficace il controllo degli impatti delle attività produttive su suolo e sottosuolo fornendo anche i requisiti per accertare le eventuali misure necessarie al ripristino delle condizioni di qualità precedenti all’inizio dell’attività produttiva. (..)

Fonte: ARPAT