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Presentato al Ministero dell’ambiente il rapporto sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia

Presentati i risultati della piattaforma di whistleblowing “CambioPulito” dell'Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia. Un rapporto pubblica numeri, scenari e proposte di un sistema virtuoso di raccolta e riciclo in Italia, che rappresenta un'eccellenza in Europa, ma è minacciato dall'illegalità.

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Conoscere è il primo passo per combattere l’illegalità che ancora penalizza gli operatori onesti del settore. Questa la premessa alla base del rapporto “I flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia”, illustrato il 21 gennaio 2020 a Roma alla presenza del Ministro dell’ambiente Sergio Costa, che ha ospitato e partecipato alla presentazione del documento conclusivo che illustra l’attività svolta dall’Osservatorio e dalla piattaforma CambioPulito nel contrastare le pratiche illegali del settore degli pneumatici e PFU. Il progetto è promosso da Legambiente insieme ai consorzi per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) Ecopneus, EcoTyre e Greentire – che gestiscono circa l’85% del totale nazionale – e le associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Airp, Federpneus e Assogomma.

Un lavoro di oltre due anni e mezzo, che ha permesso di definire un quadro chiaro delle aree di criticità che espongono a illegalità e irregolarità un sistema, quello della raccolta e recupero dei PFU, che rappresenta per l’Italia un caso di eccellenza nella gestione dei rifiuti e nel percorso del Paese verso l’economia circolare e che ogni anno assicura su tutto il territorio nazionale il recupero di oltre 380.000 tonnellate di PFU raccolte presso gommisti, autofficine e stazioni di servizio.

Si stimano, infatti, tra 30 e 40mila le tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale, a cui si legano un mancato versamento del contributo ambientale per la loro raccolta e riciclo pari a un totale di circa 12 milioni di Euro, evasione dell’IVA stimabile in circa 80 milioni di Euro ed un’esposizione al rischio di abbandono nell’ambiente di pneumatici fuori uso derivanti da attività illegali, che non esistono e sono dunque fuori dalle regole del sistema nazionale di gestione dei PFU.

Nonostante il Ministero dell’Ambiente dal gennaio 2019 abbia imposto ai consorzi che curano raccolta e recupero dei PFU un innalzamento del target di gestione pari ad un +5%, i flussi illegali continuano a condizionare fortemente il funzionamento del sistema e a penalizzare l’attività degli operatori onesti. I PFU generati illegalmente infatti, finiscono per confondersi nella massa complessiva di PFU da raccogliere, facendo saltare gli obiettivi fissati ogni anno e causando due impatti negativi: l’accumulo di PFU nei piazzali degli operatori e il rischio di abbandoni illegali nell’ambiente.

Dal giugno 2017 al 15 dicembre 2019, il lavoro dell’Osservatorio, anche attraverso CambioPulito la piattaforma di whistleblowing riservata agli operatori del settore e gestita da Legambiente, ha permesso di tracciare un quadro chiaro della situazione: 361 le denunce di illeciti registrate, che hanno riguardato 301 società.