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Ridurre i rifiuti edili in Europa

I rifiuti da costruzione e demolizione hanno grosse potenzialità di riciclo, per questo l’economia circolare ci punta. Portare i rifiuti edili in discarica non costituisce la migliore soluzione, in quanto poco sostenibile, nonostante, ad oggi, sia ancora la scelta più comune, almeno nel nostro paese.

Dossier Ambiente n. 123
I rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano uno dei maggiori flussi di rifiuti in tutta Europa, tanto da rappresentare un importante tassello dell’economia circolare, per questo, l’UE prevede alti tassi di riciclo di questa tipologia di rifiuti, che, però, non sono ancora stati raggiunti se non in pochi paesi membri.

Le percentuali di rifiuti edili riciclati variano da paese a paese, dal 54% al 100%, ma i dati non costituiscono al momento una base solida in quanto sono raccolti ed elaborati in modo differente nei diversi paesi europei.

Il report mette in evidenza come non sia importante solo il quantitativo di rifiuti edili riciclati o riusati ma la “qualità del riciclaggio”, per lo più, ad oggi, questi materiali, una volta riciclati, perdono parte del loro valore, tanto che si parla di downcycling (recupero di basso grado). Al momento, infatti, il recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione si basa prevalentemente su operazioni di riempimento, ovvero si usano i rifiuti da macerie per riempire i buchi nei cantieri oppure il cemento o le pietre riciclate e frantumate (aggregati) per la realizzazione di fondi stradali.

Il tipo di riciclo è molto importante, se si vuole realmente perseguire gli obiettivi dell’economia circolare, bisogna evitare il riciclaggio di basso valore (o basso grado), che non garantisce alla materia di mantenere il suo flusso nel tempo e che dà vita a prodotti che sono scadenti e difficilmente assoggettabili a nuovi processi di riciclaggio.

La normativa europea nell’affrontare il tema dei rifiuti edili, pone alcuni principi, quali:
- la prevenzione, l’obiettivo è e rimane quello di ridurre la mole di rifiuti prodotti
- la riduzione, ancora meglio l'eliminazione, di tutte le sostanze tossiche presenti nei materiali da costruzione
- l'alta percentuale di riciclaggio, non solo quantitativa ma anche qualitativa
- l'abbattimento delle emissioni ad effetto serra prodotte dalla gestione dei rifiuti edili.

Guardando a queste priorità, ci rendiamo facilmente conto che portare i rifiuti edili in discarica non costituisce la migliore soluzione, in quanto poco sostenibile, nonostante, ad oggi, sia ancora la scelta più comune, almeno nel nostro paese.

Qualcosa sta cambiando, il tema dell’economia circolare sta diventando sempre più "famigliare" anche nel mondo delle imprese edili che cominciano ad interessarsi alla demolizione selettiva, in modo da avere rifiuti omogenei più facili da riciclare.

Il momento è favorevole, infatti, la Direttiva 2018/851/UE modifica alcune definizioni e concetti contenuti nella precedente direttiva 2008/98/CE, anche con riferimento ai rifiuti da costruzione e demolizione. Questa stabilisce che gli Stati membri adottino misure intese a promuovere la demolizione selettiva al fine di consentire la rimozione e il trattamento sicuro delle sostanze pericolose e facilitare il riutilizzo e il riciclaggio di alta qualità tramite la rimozione selettiva dei materiali, nonché garantire l’istituzione di sistemi di cernita dei rifiuti da costruzione e demolizione almeno per legno frazioni minerali (cemento, mattoni, piastrelle e ceramica, pietre), metalli, vetro, plastica e gesso.

Occorrerà quindi attendere il recepimento di questa nuova direttiva nel nostro ordinamento (che era prevista per il 5 luglio 2020) per comprendere meglio come questi principi troveranno reale applicazione nel nostro Paese.

Fonte: ARPAT